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Autore: occhio

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Abstract: Questo disco sta salvando questi miei giorni. ICARUS: "I tweet the birdy electric". Ragazzi, il brano titolato Ganglion è stupendo. L'elettronica potrebbe essere salvata dalla monotonia scialba!

Riferimento: ICARUS


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 La gente a Natale si comporta male. Non guarda nessuno. Cammina veloce. Si potrà dire che oramai la gente va sempre di corsa, ma è anche vero che a Natale di più.

Io mi comporto bene. Lo so, è un’affermazione pesante, ma potete crederci, perché, sapete, sono pigro e non mi va di girare, girare per fare regali. Io non ne faccio. Non per risparmiare, o per difetto di fantasia, solo pigrizia la mia. I negozi mi appesantiscono la testa, tutto quel vociare. L’unica cosa che amo sono le luci che piazza il comune per le vie. Ho parlato di amore, e forse ho esagerato, diciamo allora che le apprezzo. Eh sì… dico pago le tasse e datevi na’ mossa, mettete sti benedetti addobbi, voglio gli addobbi. Non pensate sempre alle solite cose, sanità, qua, qua, che poi non ci pensate… pensate agli addobbi. Abbuffatemi con gli  addobbi, così mi distraggo un po’.




Comuque anche io giro. In macchina. Sempre. La benzina è cara, ma quante macchina di grossa cilindrata. Io ho uno spaderino rosso. Bellino. Al semaforo gioco con l’acceleratore, su e giù.È che sono nervoso e non ho nulla da fare. Devo stare tranquillo. Uh, è tutto il pomeriggio che giro, vado a bere qualcosa, così decido.




Cerco parcheggio. Credo in dio la prima mezz’ora. La seconda mi attanagliano i dubbi. La terza bestemmio. La quarta non gli rivolgo più la parola. La mia schiena suda e sono a pezzi, questi maledetti sedili di alcantara. Alla fine, quando tutto sembra finito, la benzina, la mia fede, vedo uno spiraglio di luce: retromarcia lenta, esce fuori una Punto blu. Io ci entro con una sgommata. Schizzo nel bar di fronte, perché ci ho avuto fortuna, non voglio perdermi a passeggiare, fa troppo freddo e mi si arrossa tutto il naso. Entro, aspetto, la calca, lo scontrino, la calca. “un negroni” poi vedo il tipo che armeggia mezzo quintale di ghiaccio e gli faccio senza “ghiaccio”. È stato ammaestrato bene, perciò non riempirà mai il bicchiere il maledetto, pazienza, non sentirò né il freddo né l’acqua. Bevo. La gente ciuccia da quelle benedette cannucce e ride. Io odio le canucce, perciò butto la mia a terra, senza nemmeno salutarla con un bacio. Odio anche questa musica da dentista che senti dappertutto. Lounge si chiama? Bah! Scivola via senza fare danni. Che peccato!




Sembra tutta contenta questa schiera di alcolizzati stronzi. Beve acqua e lo sa. Si crede in gamba e ride. Regge l’alcol, è in gamba. Va la. Fa finta di parlare, ma non si sente, non si guarda, si anticipa, si tocca con le braccia, le spalle e ride.  Tutti sorseggiano il cocktail, che poi non si dovrebbe. Io me lo sputo tutto in gola, manco fosse uno sciroppo. Non sento il sapore, e in questo assomiglio a loro, però a me non importa. Ne ho bevuti tanti e so tutto e poi ho visto come l’ha preparato il tipo dietro il bancone, troppo gin ci ha messo.Ci aveva fretta. Non voleva che sti quattro aspettassero. Ma loro vogliono aspettare, altrimenti non si sarebbero ammassati in questo bar, mica è l’unico a servire da bere. Loro cercano la calca. Io un posto qualsiasi. Poi vanno di corsa lo stesso, non sanno attendere e vogliono anche perder tempo, passarlo, passare una sera. Tristezza. Sono al culmine della mia vanità, presunzione. Mi rianimo con la loro esaltazione, così che sono tanto stufo di sentirmi migliore, che quasi piango, e per evitare di cadere in lacrime mi avvicino al tipo dietro il bancone e gli faccio “una bottiglia di havana ce l’hai?” “sì.” “quanto viene?” “trenta”.So che non è un affare, ma del resto non mi è mai interessato guadagnarci qualcosa. “Dammela”. La mette in busta e vado via. Esco. Torno a casa lento. Mi aspetta la mia gatta e il mio divano. Domani mattina vedrò di fare il presepe. manca una settimana, arriverà, e io non sarò pronto.





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