Leggi scritto
Autore: occhio
la macchinetta del caffè

Abstract: Ascoltando un album generoso e visionario, orgiastico musicalmente, come hypnotic underworld dei Ghost, è venuto fuori questo racconto. Che poi potrebbe anche essere una riflessione inconscia sul tempo. Anche se ne ho già scritto, il racconto è venuto fuori da sé, in un tempo pari alla durata dell'album.
Riferimento: Ghost
Sono in ufficio. Sposto faldoni, sfoglio fascicoli. Mi sento un minchione. Nemmeno so che giorno è. Perciò si deve essere nel mezzo della settimana. Il lunedì muoio, la domenica pure, ma non qui. Il venerdì sono in attesa della sera. Il sabato mi consumo e non vivo, se vivo dimentico. Oramai anche i miei sfoghi sono puntuali. Mi fa una rabbia… che però… è scialba, anzi sarebbe già rassegnazione, se non fosse che proprio oggi ho saputo che la macchinetta del caffè è guasta. Me lo ha comunicato Miranda, la mia compagna di stanza. Siamo uno di fronte all’altro, io, lei e il suo specchietto. È fissata con il trucco. Per due giorni ne sono stato innamorato, poi non più. Lei ha trovato un tipo che l’ha sposata dopo nove anni di fidanzamento. Io ancora non ho una donna. E non mi mancherebbe, se non fosse che tutti oramai ce l’hanno. Non posso continuare così. Occorre qualcosa di diverso, un maggiore impegno. No, a lavoro mi basta quello che faccio. Non voglio avanzare. Altri sono fatti per questo genere di cose, di certo non io che sono stato amato da Miranda solo due giorni. Ci siamo dati appena un bacio, poi abbiamo scopato in piedi, a fianco la macchinetta del caffè. È stato amore aromatico, piccolo e bevuto in una tazzina. È servito per svegliarsi un po’, poi ognuno ha ripreso le proprie occupazioni. Lei ha continuato a cercar marito, io a spulciare i mei fascicoli. Alla fine, Miranda ci è riuscita a trovare il fesso, io ancora non so nemmeno cosa cerco, e se cerco. Ho capito che non cercavo Miranda.
Penso che ora vorrei un caffè. Sono le cinque. Il neon ronza. Se gli do un leggero colpo smetterà. Ma a cosa serve? Mi fa compagnia. M rende questo posto familiare in qualche modo. Intanto Miranda muove le labbra dentro e fuori, le vuole lucide. Ora che ci penso, ha due belle labbra carnose. Vorrei che mi facesse un pompino, sotto la scrivania a carponi, io a giocare con il taglia carte indifferente. Al pensiero mi sfioro. Stai calmo, Miranda è sposata. Sì, ma non con te.
Sono le cinque e cinque. Fuori la città si muove. Magari qualcuno starà parlando con la persona giusta, per ogni cosa, lavoro, amore, politica, affari. Io qui a fantasticare su Miranda, che adesso che ci penso ha due belle pere. È grassottela, ma che pere! Vorrei avere le mani là.
Sono le cinque e dieci. Non mi passa un attimo. Devo smetterla di guardare sempre l’orologio, ma sta proprio sulla testa di Miranda, quindi capite che… adesso non ne sono capace. Credo che non sia bella, e non l’ho mai creduto. Appena conosciuta l'ho giudicata volgare, ma sensa sesso. Per certi versi simile a qualche sproporzionato pezzo di carne appeso in una qualche cella frigorifera. Capite che uno può anche essere ghiotto di carne, ma non in quello stato. Lo so, il paragone è indegno, ma non sono in grado di fare meglio. Però, in quest’istante, le braccia mi sembrano perfette, ben prorporzionate e tese, anche se morbide.Sì, di lei quella volta ho apprezzato la sua pelle liscia, anzi liscissima. Chiudo gli occhi e li riapro, subito. La camicia bianca e il capello corto e nero sono un ottimo abbinamento. A momenti la trovo quasi elegante come una gazza ladra. Sapete già che non sono bravo con i paragoni, ma almeno questo mi pare piuttosto azzecato. È migliorata nei gusti. Forse avrà sposato un architetto o un avvocato. È strano ma non lo so. Comunque che peccato, la mia Miranda non è più kicth come una volta.
Sono le cinque e un quarto. Ho riguardato quel maledetto orologio. Ho la bocca senza sapore. Servirebbe un caffè ma la macchinetta è guasta. A quest’ora solitamente fumo, dopo il caffè. Ma oggi no. La sigaretta non mi va. Deglutisco la mia saliva pastosa. Mi ricordo che ho un sacco di lavoro e manca solo un quarto d’ora e poi scenderò le scale, lentamente. L'ascensore non l’aspetto, c’è sempre un mucchio di gente. No, meglio a piedi, tanto sono solo tre piani, ho quarant’anni e ce la possa fare. È vero, sono calvo, ho messo su qualche chilo, però ancora sono piuttosto agile, e le donne mi trovano buffo e arrapante. Una mi disse così tempo fa.
Miranda lavora al computer. È concentrata. Si capisce da come gioca con la lingua sulle labbra. Sì, ora me la scoperei con gusto. È eccitante. I tempi cambiano. Dieci anni fa, facevo l’amore più spesso, con donne belle e diverse. Ora passo troppo tempo qui dentro, ho perso smalto. Diciamo che prima puntavo sulla brillantezza della conversazione, sul mio sguardo, il mio tiro micidiale, invece ora sulla pietà. Sono due armi diverse, ma la prima era più efficace nel breve, poi di questi tempi poche donne provano pietà. E se Miranda…? No, lei lavora al computer ed è sposata, felicemente spero.
C’è troppo silenzio. Non posso neanche dire prendiamo un caffè.
- Miranda… sai dove è per caso la pratica che stava cercando ieri Giorgio?
- Giorgio? Quale pratica? Mi fa lei, togliendosi gli occhiali.
Stava meglio prima. Sono il classico maiale che pensa con i soliti cliché erotici, inculcatisi nella mente a causa del troppo porno visto con degli amici ubriachi.
Un’occhiata veloce all’orologio. Mi rimangono dieci minuti per provarci con Miranda. Mi distrae questo pensiero e non dico nulla.
- allora? Miranda si sporge dalla scrivania. Il suo seno è lì, a solo un metro e mezzo, generoso.
Io guardo le due bellezze, poi mi sento soffocare. Sto male se non le tocco. Posso risolvere con la masturbazione, però subito. Non ce la faccio più. Le palle mi scoppiano. Sì, adesso dico una cosa e poi vado in bagno.
- Primo piano. Forse là.
Che c’entra. Nessuna pratica è mai stata portata là.
Ha ragione. Mi è venuto in mente il primo perché ho fatto una serie di collegamenti. Insomma ho pensato a Mary, quella che lavora al primo, anche lei ci ha le tette grosse. Però è malata. Me lo ha detto il marito, Enrico, quarto piano.
Sarà…
Sicuro. E poi lascia perdere. Ormai è tardi per mettersi a cercare qualcosa. Fra cinque minuti andiamo via. Ma ti senti bene? Sei tutto rosso.
Cazzo, cinque minuti. Non ce la farò mai. Ho l’impressione che la stanza sia troppo piccola, che lei mi venga costantemente addosso. Non voglio più, fuggo, salto fuori, schizzo via.
ehi, dove vai?
Attraverso il corridoio, bianco e stretto. I neon ronzano forte, qualcuno gracchia, addirittura. Giro a destra. Cinque passi. La porta blu del bagno. L’omino nero, via. Dentro. Pavimento a scacchi, neri e bianchi. Porta avana, di legno, meccanismo a bascula. Ci entro. Trum-trum. Cerniera e via. Diritto come un’asta. Cerco di pisciare. Lascio andare un po’ d’urina, ma sono troppo duro. Va fuori, dappertutto. Dovrei trattenere, mi si ammoscerebbe, ma non c’è tempo. Mi allontano dalla tazza, fino ad appoggiarmi sulla porta avana, basculante, ed andare anche un po’ oltre.
Provo a controllare l'alta parabola e sento un leggero fastidio, quando arriva una voce da dietro.
complimenti.
Miranda. Gli occhiali d’osso ciondolano dalla sua bocca. Le prendo la mano e la tiro dentro. Non gocciolo più. La capella è grossa, e palpita. Le piastrelle fredde, lei calda, sul collo.
no, non lo fare. Ti prego. Sono sposata.
Adesso dovrei lasciarla andare. E dire scusami. Ma no. Stampo la mia bocca sul suo volto liscio.
- solo un bacio le dico.
Lei smette di dimenarsi. Intanto che la mia lingua vibra e lotta con la sua, io mi faccio strada fra le sue gambe, le sollevo la gonna nera. Sento le sue mutandine, la sua abbondanza. Senza aspettare che lei si disponga ad accogliermi, martello. Eiaculo sulla sua gonna in modo furioso e incontrollato. È contenta, anche io.
Si guarda nel lungo specchio che c’è nell’anticamera della toilette. Si sistema il trucco. È proprio fissata. Non guarda nemmeno la gonna, tutta lattiginosa. Mentre esco, le dico – ti aspetto in macchina, giù.
Mi affaccio in ufficio. Sono le cinque e trenta esatte. Spengo la luce.
lascia un commento :: 3 commenti
Versione per Stampa
Torna