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Autore: ben crood

Fuori dal letto, fuori ma non più qui (per quel che vale)
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Abstract: Interrogando la musica: interpretazione di "Per quel che vale" di Paolo Conte.

Riferimento: Paolo Conte - Per quel che vale


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Poi lei si alzò, si vestì, e se ne andò.
Certe cose importanti accadono alle volte così improvvisamente, senza che le si possa nemmeno lontanamente immaginare, e rendono tutto così ridicolo, pensò lui. In solitudine, sul letto, a fissare il soffitto; pensando che non c’era alcun motivo perché lei lo abbandonasse, così, debole, sul letto.
Nessun motivo serio, fondamentale, intendeva lui; giacché uno screzio o una discussione accesa non rappresentavano certamente un motivo per lasciarsi, dal suo punto di vista; e anche se ci fossero stati, non avrebbero giustificato una fuga così silenziosa, mite, dignitosa persino, gli veniva da pensare.
Ogni tanto, fino al giorno prima, avevano discusso di qualche problema; lei doveva partire per lavoro con uno che le faceva il filo, e a lui questa cosa non andava giù; lui passava troppe ore - tutte le ore a sentir lei - a dedicarsi alla sua Passione; ma, si ripeteva lui guardando il soffitto, e accendendo la terza sigaretta consecutiva, tutti questi particolari non facevano un motivo reale per mollarsi così, senza dir nulla di significativo; senza nemmeno una retorica celebrazione dell’amore che fu.
E fu amore, a questo punto? Era questa la prossima domanda. Ma gli venne un gran sonno, e dormì, col posacenere ancora sul cuscino.
Dormì fino alle sette del giorno successivo. Aprì quasi automaticamente gli occhi, come dopo la prima grande dormita dopo mesi di intenso lavoro; si sentiva riposato e rilassato. Dalle finestre un po’ di luce, solo un po’, il che lo fece riflettere: fuori non dev’esserci una bella giornata. Piena di sole, come quella del giorno prima, che voleva passare in giro con lei… Lo prese all’improvviso un senso d’angoscia, era riposato, suo malgrado, ma non più rilassato. Era come se fino a quel momento si fosse dimenticato che lei era andata via. Semplicemente e senza nessun motivo. Sentiva freddo, ebbe voglia di accendersi una sigaretta, poi pensò che se avesse fumato si sarebbe sentito male, spostò il posacenere dal cuscino, si rimise comodo nel letto, avvertì delle fitte alla stomaco e alla schiena. Per la prima volta, trovava agghiacciante il fatto che lei fosse andata via. E non sapeva nemmeno se era il fatto che lei fosse andata via, o il modo, a farlo tremare.
In un impeto di lucidità, decise di alzarsi.
Pensava che senza di lei non aveva senso rimanere a letto. Lui non amava poltrire, non di suo, era una persona iperattiva, soffriva i momenti di vuoto, era disposto a fermarsi solo davanti a un buon motivo. E lei lo era stato. Quanto si era fermato per lei, no i rimorsi no, pensava, non ora, non già i rimorsi.
Si alzò di scatto, andò in bagno, pisciò, si guardò allo specchio; doveva riuscire a non pensare.
Ritornò in camera, e mise un disco. Era da un po’ che aveva ripreso Paolo Conte. Amava il pianoforte, l’orchestrazione dei brani di Conte, e i testi asciutti, semplici ma non banali, tant’è vero che non ci aveva mai capito granché. Partì il disco. "Per quel che vale", la riconobbe subito, anche se erano anni che non l’ascoltava. E subito gli tornò in mente il ritornello e tutti i pensieri ricollegabili: "per quel che vale, è un fatto mio", il mio orgoglio non ammette repliche, ricordava.
Si maledì. Per aver messo quel disco, che si sarebbe prestato ad un umore malinconico. Ma ormai era ammaliato dai primi trenta secondi di pianoforte della canzone. Secondi interminabili, come gli accadeva sempre con una canzone che conosceva e che riascoltava dopo troppo tempo.
In quei secondi strumentali ripartirono i pensieri, e i rimorsi.
Dedico poco tempo a te; e tu vai via con lui. Mi fa piacere. Ma è normale che io pensi a me stesso e a Lei, invece che a te, ed è meglio così, perché dovrei rompermi le mie ossa sulle tue? Se è questa la Realtà che mi proponi, meglio tornare a me stesso.
Poi partì la voce scura e piovosa di Conte.
Non poteva ascoltarlo inerme, lo avrebbe distrutto. Doveva fare qualcos’altro nel frattempo.
Decise di radersi. Aveva la barba troppo lunga, che si era ripromesso di eliminare alla fine della stagione; ma pensò di anticipare i tempi, così come le donne, a volte, invece di cambiare partner cambiano acconciatura. Decise di tagliare la barba con cui lei lo aveva amato.
Dalla sua camera, le parole di Paolo Conte.
Ti frusti il corpo, col fiore di un bel ricordo così, l’amore di un giorno ha deciso già di allontanarsi di qua, che differenza un giorno fa, che decadenza la Realtà, per quel che vale, è un fatto mio, e chiudo gli occhi all’oblio.
Le parole lo tagliavano come e più del rasoio. Aveva scelto inconsapevolmente una canzone appropriata. Fin troppo.
Era da un po’ che lui e lei andavano in direzioni diverse, ormai anche se erano vicini, conducevano percorsi mentali paralleli; forse lei se n’era accorta in tempo, ed era il tempo di fare delle scelte, e lei lo aveva capito, doveva dargliene atto. Si sentiva lucido mentre pensava tutto questo.
Ma poi la canzone si fermò, e ripartì. Esplose, ripetendo quelle parole, per quel che vale… E se tu te ne vai via così, per quel che vale, io ti dirò, che forse non valeva poi tanto.
Tremava di nuovo. Temeva la fine della canzone. Perché lo aveva portato prima a ragionare, poi lo aveva colto di sorpresa infondendogli una cupa sicurezza forte d’orgoglio, e poi lo avrebbe lasciato solo con un pensiero instabile e la barba fatta a metà.
Fu così. Lasciò il rasoio, si catapultò in camera a fermare lo stereo, perché non voleva ascoltare altro, aveva bisogno solo che continuassero a rimbombargli in testa le parole di quella canzone. Si sedette sul letto palpandosi il viso, giocando col contrasto tra pelle nuda e peli, cominciò a ripetere mentalmente le parole della canzone, muovendo appena le labbra. Si sentì forte ed orgoglioso, pensò che non aveva bisogno di nient’altro che se stesso, ma fu l’ultima volta; poi ancora lo sconforto e il tremolio, il dolore allo stomaco. Poi desiderò immensamente di togliersi quella canzone dalla testa, si stese sul letto, si accese una sigaretta. "Per quel che vale", sussurrò, quasi sorridendo.
Infine, pensò che lei non era lì. Solo questo.



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