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Autore: b.e.a.
Martedì

Abstract: "C'è tempo", Ivano Fossati
Riferimento: Ivano Fossati
Il sole è un male.
Vorrei la luce intera e i mattoni sotto, biciclette, finestre, chiodi, una zolla di terra, voglio le chiavi, il cemento, merli. Assorbire. Divorare. Ma ho solo questa canzone e mi dispera non avere tutto il mondo e così avere anche te. Un urlo, esploso dagli occhi, che ti risucchi. Averti. Ti piango senza una sola lacrima. Mi tortura il sole. Tutto questo mondo. Desiderarlo tutto, in fretta. La luce, tutta.
Ascolto cento volte, mille. Dove cento volte ti vedo che sorridi un giorno, mille volte non vieni mai.
E l’ho trovata, per caso, nell’amore di un altro che mi aspettava come io aspetto te. Ora è tua e ho fretta, per via della tua calma così muta che non ascolta canzoni.
Ma stavo seduta, di giorno, su un gradino, per strada. Aspettare significa polvere e stucco, il giallo dei muri e diversi sandali che non sei tu. Io, poi, conosco i tuoi capelli da aspettarli, due a due, in eterno, solo per rivederli, identici, un momento, dal gradino. Poi, in mezzo a un campo, guardavo in aria –perché è lì che sei, di sabato- e ascoltavo -questa canzone ti appartiene-. Te la passavo con il pensiero, a vedere se a dirti, in silenzio, che "è proprio tanto che piove", che "sono qui arruffato dentro la sala di aspetto di un tram che non viene", a vedere se, a dirti così, arrivavi. Perché è –la tua faccia- qualcosa di mio da sempre (nessuno immaginava). La rivoglio indietro, e non l’ho mai avuta. E voglio il tempo. Prenderlo per le spalle e piangergli addosso.
Io credevo che l’amore fosse uno scherzo da restarsi vicini e parlarsi con gli occhi in una recita ridicola. Ma sulle colline, di mattina, passeggiavo e ho visto molto verde e le case in fondo, con la loro vita da case, così silenziosa e grande, composte come un peso largo fra le tempie, il cielo più azzurro sopra il bosco e tre piccole more, in un rovo opaco, secco di calma. E c’era un "poi" negli odori che avrei voluto dirlo a te e se "c’è un tempo d’aspetto", ho aspettato, tanto volevo che tutta quella felicità di vivere con il suo tempo fosse piuttosto tua che mia. E per intero. È la musica che mi trattiene, quando sto per andarmene. Ché quando mi hanno detto che "c’è tempo" e ho capito che era il mio, per te, allora mi sono fermata. Ho preso la canzone come si scosta una tenda -per via del sole- e le ho chiesto cento volte, mille volte, se aspettarti ancora. Qualche volta (fosse anche una), mi ha detto che vieni. Per questo ti aspetto.
Beatrice Zerbini
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