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Autore: occhio

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Abstract: PAROLE SULLA MUSICA 2006 - CANZONE " ALONE AGAIN OR" dei LOVE. Autore BRYAN MacLEAN. Pubblicata nell'album Forever Changes del 1967.

Riferimento: Love


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Ho passato tutta la notte a pensare.




Non ho dormito.




Se ho dormito non me ne sono accorto.




Sicuramente ho mordicchiato la notte. Ma niente di più.




Fatto sta che adesso è mattina. La sveglia è stata implacabile e, con il suo di-di-di di-di-di, fastidiosa.




Adesso mi toccherebbe alzarmi. Anzi mi tocca.




Il lavoro! Che me ne faccio di un lavoro ora, che sono rimasto da solo.




Potrei benissimo ritornare dai miei. Ma poi no. Oramai mi sono abituato, appena sveglio, ad accendere lo stereo e ballare. Mia madre non tollererebbe. È anziana, grassa, piena d’acciacchi e soffre d’emicrania continuamente. Litiga sempre con mio padre. Credo che dopo quaranta anni di matrimonio non si sopportino più.  “e fumi troppo” dice lei. “ e stai sempre a lavare e consumi un sacco di soldi a detersivi” dice lui.




In effetti ci hanno ragione tutti e due. E come potrebbe essere altrimenti, dato che si conoscono da una vita.




Lui fuma troppo. In un giorno si pappava tre pacchetti da venti, tre anni fa. Dopo l’infarto dell’anno passato,  è sceso ad uno. Ma sempre troppo è.




Invece mia madre non fuma, ma mangia. Mia madre fumava. Ha smesso quando mio padre stava per dire ciao.  E non so se lo ha fatto per fargli vedere che lei era più forte di lui, del vizio o per dargli l’esempio. Forse un po’ tutte e tre le cose. O sarà stato per un voto a S. Antonio.




Mia madre lava sempre il pavimento. Spolvera pure sempre. Non ti fa godere la casa, tanto che ci ha sta fissa.




Devi entrare e lasciare le scarpe e mettere le pattine. Questa regola vale per chiunque, anche gli ospiti. “Perché a casa mia si fa come dico io”, questo è il comandamento che ha dato a me e a mio padre. Obbligare un ospite a togliersi le scarpe non è una bella cosa. Specie se porti a casa una ragazza. Forse pure per questo ne ho portate poche. Quelle poche mi hanno preso per il culo il giorno dopo a scuola. Qualcuna è uscita con me per vedere solo se era vero. Quando vedeva che lo era, non si faceva più viva.




Non solo.




Mi potevo stendere sul letto in due casi: se ero malato e…la notte ovviamente. Perché? Per non disfare il letto che doveva essere sempre bello dritto e ordinato. Diceva  “lo faccio caso mai entra qualcuno”. Ma chi doveva entrare? Chi? Io non evitavo più nessuno per via di quelle regole assurde. I miei amici parlavano di scopate e slinguazzamenti vari nelle proprie camere ed io stavo zitto. Tant’è che se non ci avessi avuto un amico buono come Fabio, che mi prestò la sua stanzetta per portare una tipa, che di farlo in auto non voleva saperne, essendo anche per lei la prima volta, sarei ancora vergine a trent’anni.




Ne avevo diciotto. Ci avevo i brufoli e qualche pelo in faccia. Non mi piaceva il mio naso grosso. Non mi sentivo attraente. Non provavo ad esserlo. La notte indossavo il pigiamone.




Mi vestivo di fretta per non sorbirmi qualche predicozzo della mia genitrice sulla bontà dell’ultimo prodotto in polvere ultra sgrassante qualcosa, che non era mai sporco veramente.




Mio padre, invece, era una figura evanescente. S’alzava troppo presto, ricordo questo. Il muratore non è un mestiere leggero. Andavo a scuola, nonostante non mi piacesse nulla, solo per non diventare muratore. Ma frequentavo il geometri. Un tentativo di emancipazione sociale ero, diciamo.




Adesso, invece,  sto qua che mi sono alzato e nemmeno me ne sono accorto. Il naso continua a non piacermi. Non ho più l’acne.  Credo che la barba mi renda più attraente. Slip neri e maglietta bianca della salute con i piedi gelidi sul pavimento. Non mi metto le pantofole, che chissà dove cazzo le ho lanciate ieri sera appena le ho trovate quando pensavo che, insomma, non ci sarei più riuscito.




Adesso  accendo lo stereo e metto su un disco.




Ma no.




Non voglio sentire voci.




Il bagno puzza d’accidenti. Lo scarico è da riparare. Chiamerò qualcuno domani o a pomeriggio.  È tardi e non posso contrattare con qualche idraulico super impegnato. Avete mai provato a cercare un idraulico? Lo avete mai trovato? Libero, intendo. Sì? Allora siete delle donne, sicuro. Almeno credo, per via della leggenda… sapete la questione della casalinghe e gli idraulici… insomma.



È tardi per davvero e non c’è tempo per elucubrare sugli idraulici e la loro agenda, occorre vestirsi velocemente. Il bus non aspetta certo me.




Uh. Una spuntatina a questa barba? Quasi quasi. Sarebbe ora. Lei non c’è, tanto.




Uh. La mia voce davanti allo specchio come la mia faccia, non no reggo al silenzio. Devo mettere su qualcosa.




I beach boys??? Dove sono. Uh… al solito… non li trovo… ci aveva ragione mia madre sul fatto dell’ordine…va bè… non c’è tempo… vediamo cosa c’è.




Schiaccio play.




Parte una chitarra che sa di acqua fresca. Ma è malinconica. Mi insapono.




Partono una voce delicata e degli archi. Cazzo I love… a lei piacevano un sacco. Me li ha regalati un mese fa per il mio compleanno. Era furba, però insomma questa musica piace pure a me. Tutti questi archi. Guarda a cosa penso!




Sulla tromba, a metà del pezzo, lei si è spogliata davanti a me.




E come ballava. Ah, già, non ve l’ho ancora detto. Era una ballerina.




Credeva di essere stata scritturata per uno spettacolo importante ed era tornata da un’audizione tutta contenta, con addosso solo un vestitino nero Chanel, comprato con i saldi, per l’occasione.




Ci aveva poi… ricordo… orecchini larghissimi, rotondi e di metallo, che il lobo le era diventato più lungo di quello di Buddha, e i capelli neri raccolti. Li ha sciolti con un colpo avanti e uno dietro. Il seno ha retto, sodo. Una terza abbondante su di un corpo magro. Tipo il tubetto di dentifricio stretto malamente nel mezzo. Arrapante visione. Il vestito, invece, quello è andato giù.




Ne abbiamo fatte di porcate. Non solo quella volta. Quella volta un po’ di più, devo ammetterlo. Ma non abbiamo mai visto un film porno insieme.




Io preferivo di no, per la questione degli attori superdotati e di quelle che gridano. Cazzo! che uno dice, guardando la propria ragazza, come minimo tu di più, altrimenti la mia autostima va a puttane, che è meglio!




Lei, riguardo al porno, non è che preferiva di no, proprio non ci pensava. Perché ci sapeva fare di suo. I film non le servivano per farmelo drizzare.




Una donna che scopa come lei ti fa paura. Una donna che scopa come lei ti rincoglionisce di brutto.




Che uno ci pensa, poi non ci pensa, poi ci pensa e si sente una merda, poi non ci pensa più perché quella ti annulla il cervello. Te lo fotte in pieno. Così siete in due: tu ed il tuo cervello.




Una così, una volta finito, nemmeno la guardi. Al massimo fumi. E fai finta di nulla, come se di lei non ti importasse.  Però vuoi che lei si avvicini e ti dica qualcosa. Dopo potrebbe anche sparire. Una come lei non si muove. Anzi peggio. S’alza e si trascina via le lenzuola, attorcigliandosele sopra. Dice che le occorre una doccia. Tu rimani a fumare con un punto interrogativo che ti inchioda al letto. La sigaretta finisce e prendi un paio di slip puliti. Con quelli in mano entri in bagno.




Sta facendo il bidè. Le passi accanto. Ride e dice che gli uomini nudi sono ridicoli. Tu sorridi e la guardi. Quasi sei in tiro. Lei si alza e vi toccate poco poco. Un bacio, una smorfia, lei va a vestirsi. Tu rimani in bagno, che magari caghi pure in pace. Nel frattempo pensi che è troppo figa! E così ti sei dimenticato di tutto. Ti sei dimenticato che quella donna ti sta tenendo per le palle, e le striscia e le lecca e le fa gonfiare e sgonfiare a proprio piacimento. Tu… che hai da rimproverarti? Che tutti gli altri, tutti quelli che conosci, non avrebbero fatto così al tuo posto. È troooooppo figa. Soprattutto per uno come te. Che se ne sarà scopate quattro, al massimo cinque, se contiamo sempre quella della prima volta, che teso come una corda di violino manco sei arrivato, e quindi forse non vale.




S’affaccia di nuovo in bagno. Con una camicetta bianca a righe blu, e con la papagna in bella vista. Mette il suo culo davanti a te, per aggiustarsi allo specchio. Tu stai lì ancora. Te lo devi abbassare per non pisciarti in faccia. Lo fai. Lei lo sa e ti guarda e ride. Tu ti senti coglione, ma ti piace sentirti coglione per lei.




Poi ti dà un bacio allo specchio ed esce dal bagno.




Tu stai indossando i pantaloni e lei si affaccia e saluta. Giacca e cravatta, jeans e culo a mandolino. Quando la vedi uscire ribadisci che è troppo figa e non può essere che sta con te.




A furia di ripetertelo ti sei convinto. Scopi e dai il massimo perché non vuoi deluderla. Subisci di tutto per non farla andare via. Sai  che questo non porterà a niente di buono, però non puoi evitarlo.




Peraltro ci hai un tremendo sospetto.




E quello ti viene a trovare appena lei è fuori, da sola.




Va a letto con altri.




Sicuro.




Io ero sicuro.




Ne ho sentito l’odore nei suoi capelli una volta.




Quella volta ho spinto più forte, poi mi sono trattenuto dentro calmo, poi ho spinto di nuovo e più forte, ad occhi chiusi, per non vederla. Comunque lei fremeva.




Forse lo faceva per nutrirsi, per piacersi. Tradire intendo.




Stare con me forse non le bastava più, per sentirsi bella intendo.




Va bè, non ve lo ancora detto, perciò mi chiedete se ne ero proprio sicuro, che mi tradiva intendo.




Per tradire mi tradiva, non c’è dubbio. L’ho vista nel nostro letto sopra uno.




Sono rientrato al solito orario e… crack! Cavalcava uno! Infatti non so se lo ha fatto apposta. Penso di sì, perché lo sapeva che a quell’ora sarei ritornato. Però che modo è di comportarsi. Fare tutta l’emancipata e poi non riuscire a lasciarmi. Dirmelo in faccia, intendo.




Lui mi ha visto. Stava colla faccia tirata, che mo gli scoppiava, a guardarle i seni. Non ha detto niente. Un attore porno deve essere stato, perché non ha fatto una piega. Lei pure, ma mi dava le spalle. Io non ho fatto una piega pure, sono solo uscito. E ho chiuso piano la porta per non disturbare.




Ho fatto un giro.




Mi sono detto fatti un giro.




Un paio d’ore poi torni a casa e vedi.




Mi faccio schifo.




Però è così.




Sono tornato che erano le sette.




Tutt’apposto amore mi fa




Io dico sì ma ci avrò avuto una faccia! Lei stava bene e non si accorta di nulla, o non me lo ha fatto capire.




Non mi ha chiesto del ritardo, ad ogni modo.




Se una non ti chiede del ritardo, non va. C’è qualcosa che non va.




Non mi ha chiesto niente più, ma io le ho detto ugualmente che ho fatto un giro e che le ho comprato questo: un cuoricino d’argento.




Mi ha guardato.




Poi ha pianto.




Ha detto non mi hanno presa.




Io vabbè.




Lei fammi vedere. Bello. Bello. Rideva e piangeva, rideva ma piangeva, piangeva di più. Piangeva alla fine.




Poi mi fa legamelo al collo.




Si è voltata e alzato i capelli neri.




Mi sono avvicinato. Odorava. Sentivo pure l’altro. Ho pensato che poteva fare una doccia, come faceva con me.




Non ho resistito e le ho baciato il collo. Cioè, non avrei voluto. Non così. Non così, con l’altro in mezzo. Però non ce l’ho fatta. Ho chiuso gli occhi e ho baciato.




E mi sono detto non la lascio.




Ma non perché la amo.




Ma tanto a sto punto non mi costa niente.




Chiunque farebbe così.




Perché è troppo figa e uno non prende e la lascia. Poi come vai a spiegarlo agli altri. E poi… va bè… con me scopa. Non è che si nega.




Lei voleva provare, ad amarmi intendo.




Poi io non facevo storie. Non dicevo nulla.




Poi io ci avevo sto lavoro che, insomma, mi pagavano bene e a fine mese. Bene o male, fumando qualcosa di meno,  a fine mese ci si arrivava.




Poi lei non ci aveva un posto.




Ed io non ci avrei mai avuto un’altra meglio. E forse lei sì, ma un altro fesso come me difficilmente.




Ad ogni buon conto, scopavamo molto e di gusto, di certo molto più e con più gusto di tante altre coppie coronate dall’amore, apparentemente.




Meno di un mese fa, una mattina, è uscita dal bagno. Solito jeans, solito culo a mandolino. Senza la giacca e la cravatta, ma con un top bianco e niente reggiseno. C’era da  che venirne matto.




Ho provato a chiamarla, dopo. Sempre staccato il cellulare. Allora ho capito e non l’ho più cercata, tanto me l’aspettavo. Che non mi avrebbe detto mai niente, intendo.




Tre settimane, oggi.




Sento quella canzone dei love.




Che poi si intitola Alone Again or. Il che è tutto dire.




Ma è proprio bella. Bella come era lei.




Sapete la cosa che non mi aspettavo proprio era di tornare da solo. Che poi era  anche la cosa che ci avevo più paura. A questo ci sono arrivato dopo questa notte.




Credo che lei mi ha conosciuto meglio di qualsiasi altra persona, da questo punti di vista intendo.




Perciò non mi diceva nulla, né tanto meno io a lei.




Ci ho messo un sacco a lavorare, ad uscire da casa, ad amare. Poi uno ha paura.




Che vi posso dire. Avevo paura di tutto, quando l’ho avuto, ho avuto paura di perderlo.




Ora che non ho nulla, tranne il lavoro e quest’appartamento bilocale in affitto, sto tranquillo che qualcosa prima o poi accadrà di nuovo. Che magari sarà tutto diverso. Ma che alla fine ci sarà qualcosa di nuovo.




Prima di lei non mi muovevo. E stavo in fibrillazione.




Mo mi muovo e sto calmo.




Però con lei mi sono divertito.




Quando ha ballato sopra questa canzone mi sono divertito.




Quando ha ballato su questa canzone mi sono eccitato.




Quando ha ballato sopra questa canzone ho detto cazzo, sono fortunato. Bella 'sta vita, nonostante tutto. Poi va bè 'sta vita è finita, con lei intendo. Come la canzone ora. Tre minuti in fondo. Il tempo di guardarsi allo specchio. Lavarsi la faccia. Decidersi a tagliare la barba con il rasoio elettrico, che pure non ho mai usato. E andare. Andare a lavoro. Che quasi mi piace ora che ci penso, ora che sono solo di nuovo.





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