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Autore: ismael
La religione del mio tempo

Abstract: Cantami o divo... scritto liturgico dedicato a Nick Cave e Fabrizio de André
Riferimento: Nick Cave. Fabrizio De André.
La religione del mio tempo.
Pregavo, un giorno, di avere la sua voce. Dio, quanto l’ho sempre invidiata e quanto l’ho sempre imitata con risultati deprimenti. Per fortuna dei miei vicini ho smesso, ma Dio se ci credevo! Però mi piacerebbe svegliarmi un mattino e scoprire di avere quella voce. Come se nessuna parola poi che uscisse dalla bocca, con quella voce, non potesse essere altro che un’evocazione di spiriti e magia, e un potente richiamo sessuale.
Le sue parole da poeta maledetto, anche se figlie di una tradizione precisa, di un metabolismo di finzione, erano la vita che avrei voluto vivere. La sola che valesse la pena.
Ho sempre confuso le sue canzoni con i miei ricordi, sperando che qualcosa del loro potere si trasferisse a me.
I poster che lo ritraevano avrebbero dovuto diventare uno specchio nel quale un giorno finalmente assomigliarmi. Un ciuffo di capelli lunghi e neri, la sigaretta in bocca. La definizione di Carisma.
Ho confuso gli amori di cui lui parlava con quelli che avrei voluto avere, ho rimproverato agli amori che avevo di non essere così veri come quelli che lui inventava.
Ho confuso la lingua che usava con l’unica possibile per scrivere canzoni, e i racconti che creava con la verità sul mondo.
Ho immaginato di conoscere perfettamente la sua città in cui non ero mai stato. Di saper riconoscerne gli odori. Vi avrei potuto fare da guida, senza cartina, tutta mia quella strada, per Dio, come osa sta gente abitarci!
L’ho confuso con mio padre, o magari il mio fratello grande. Quello che è andato in giro e sa tutto del mondo. Mia madre invece l’ha confuso con il Diavolo, con un amico cattivo che mi portava sulla via sbagliata. Parole sue, ve lo giuro.
Mi ricordo un giorno lontanissimo, verso le sei di sera, bloccato in macchina mentre tutti gli altri sono già al campo di calcetto, questa donna che a quindicianni io considero un’avversaria, che mi cita dei versetti della Bibbia: “La musica che ascolti ti fa male”, dice, e parla del Diavolo, di droga, a me che non ho mai fumato nemmeno una paglia. “Anche se Nick Cave non fosse indemoniato, vedi, chi fa uso di droga svuota la sua mente, e cosa dice Gesù?: Se uno spirito viene scacciato, altri sette prenderanno il suo posto. E cioè se la mente resta vuota per colpa della droga, Satana è pronto ad entrare.” Adesso lo ricordo con dolcezza, una donna che parla del Diavolo a suo figlio quindicenne, chiusa in una Panda sul parcheggio di ghiaia di un paesino dell’Appennino modenese. Il diavolo arrivava e Nick Cave era il suo agente.
Infatti, quanti patti ho chiesto al Diavolo, Madonna! E a guardarci, quante cose si sono avverate. Ma si avverano sempre a metà. Perché in realtà dipendono da noi. Perché c’è da credere solo nell’uomo. Innanzi tutto in se stessi, per farsi la forza di credere negli altri.
Mia mamma mi aveva sempre cantato le canzoni di De André, fin da quand’ero piccolino e non sapevo ancora leggere. Lei le sapeva a memoria. Come faceva a non accorgersi che era la stessa cosa, ed era merito suo, di quel che mi aveva insegnato? Sono suo figlio, adesso lo so, le voglio bene e le sono grato.
Per l’aver imparato a confondere le mie giornate banali con un mondo affascinante di guerre e disertori, puttane soccorrevoli, uomini meschini, benpensanti smascherati, impiccati, travestiti, regnanti sbeffeggiati. Per aver imparato in seguito a cercare l’uomo da capire anche nel male.
Un’idea così umana di Dio. E anche la formazione dei primi sentimenti politici. L’epica del debole che sconfigge il forte. La morte che pareggia i conti.
Però c’è un punto in cui mia madre non sbagliava in quel parcheggio, che poi neanche le passava per la testa, e a me nemmeno. È un pensiero banale e curioso: la rockstar è quel meccanismo romantico per cui gratta gratta, un altro uomo rimpiazza Gesù Cristo, la crosta di Gesù, la sua qualità di idolo e feticcio. Il poster rimpiazza il santino, i versi sul diario rimpiazzano i vangeli.
Che questo abbia a che fare strettamente con il consumo, e l’individualismo della società occidentale, è verità sacrosanta.
Ma che poi il dono elargito dall’esempio di un altro uomo unico sia quello di credere nell’uomo in generale, mi sembra un bel ribaltamento in favore della collettività, ed è quel che da ateo posso prendere anche dall’uomo Gesù. Un’altra cosa limpida insegnata da De André.
In questi giorni sono passato dalla biblioteca di Scandiano, a riprendermi “La buona novella” in CD. Ascoltarlo nel computer del lavoro, con i bassi inesistenti e la sua voce che friggeva, è stato di nuovo diverso. Quel punto, nella canzone “il sogno di Maria”, dove sembra che canti con il raffreddore. Quel punto, sempre, mi fa rabbrividire.
Alla fine, siccome ormai stavo pensando a queste cose, e divagavo, e non avevo un modo per chiudere lo scritto, sono andato a vedere, sul dizionario, la vera definizione di “carisma”.
1 (teol.): dono soprannaturale che Dio può elargire a un credente per il bene di tutta la comunità ecclesiale (p.e. la facoltà profetica, il potere di compiere guarigioni).
2 (fig.): prestigio, ascendente, forza di persuasione che si fondano su straordinarie ed esemplari qualità personali;
dal lat. eccl. Charisma, che è dal gr. Chàrisma ‘dono di grazia’.
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