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Autore: riccardo
Sentire o essere

Ascolta la musica:
Abstract: Parole sulla Musica 2006
"God Only Knows" - The Beach Boys
Riferimento: God Only Knows - The Beach Boys
SENTIRE O ESSERE
God Only Knows (Wilson/Asher)
The Beach Boys
Pet Sound – 1966
Una volta ho letto su una rivista musicale che God Only Knows era troppo bella per essere vera. O almeno credevo di averlo letto. Perché poi sono andato a ripescare quella rivista e il commento esatto su quella canzone fatta da un redattore o un lettore sconosciuto era: “God Only Knows è talmente bella che non riesci neanche a capire perché”, il che è indubbiamente molto diverso; un conto l’inspiegabilità di qualcosa di reale, un conto la non realtà, sentire qualcosa che non c’è da sentire qualcosa che c’è, pur invisibile, o inspiegabile, o inesprimibile.
Ma con questa canzone ho sempre avuto i miei problemi, come con tutte le canzoni dei Beach Boys. Perché sapete, potete dirmi quanto volete che nella loro musica si senta il divertimento, la spiaggia, il mare, le ragazze, ma la verità è che io nel loro big old sound ho sempre sentito una malinconia infinita, come se il vento caldo dell’estate che usciva dai loro strumenti avesse dentro un refolo glaciale che facesse rabbrividire i nostri corpi sudati nel macello delle estati e della vita. Una malinconia nascosta nel divertimento in un modo mille volte più raffinato dei pagliacci che rimanevano di traverso nelle nostre risate di bambini.
Così la distonia tra le orecchie e il cuore provocata dalla loro musica si è ripercossa nel ricordo dei commenti su di loro, imbrogliandomi tra l’inesistenza e l’inspiegabilità. E io una notte ho anche inviato un sms solitario alla donna della mia vita e le ho scritto proprio che qualcuno avesse scritto che God Only Knows era troppo bella per essere vera, sbagliando due volte (trascurando gli innumerevoli sbagli precedenti), prima nel ricordo del commento e, soprattutto, nel significato che la canzone porta con sé. Ora non voglio intrattenervi nella mirabolante lotta che si consuma da anni tra me e la comprensione dell’inglese, ma vi basti sapere che quando io ho inviato quel messaggio nel cuore della notte, ero convinto che Carl Wilson dicesse che solo Dio sa what I feel without you (inspiegabilità del sentire e lontananza di lei), e questo volevo dirle. E sappiate che il giorno dopo, quando io mi allontanavo dalla sala Bingo, dove lavoravo in quel periodo marcio della mia vita e dove ogni giorno mi si attaccava sulla pelle il fumo delle sigarette rancorose dei clienti e lo schifo della pazzia latente nell’aria che risucchiava giocatori e dipendenti fino a spandersi sulle soglie dell’entrata e dove carni flaccide e occhi spenti e bestemmie sussurrate ad ogni santo numero snocciolato dalla speaker si mescolavano alle centinaia di monetine contate dai cervelli di pastafrolla di noi dipendenti e ai nostri anni devastati da solitudini interinali, quando mi allontanavo dalla Sala Bingo, dicevo, e pedalando piano sulla bicicletta cercavo di riprendermi un po’ di bellezza dal mondo succhiando con gli occhi e con il naso Roma stupenda e immensa di notte, e i Lungotevere deserti e la guazza di inizio aprile che sale dal fiume, mentre mi allontanavo dalla sala Bingo e succhiavo Roma bellissima e immensa, dicevo, e sfrecciando ora veloce, nella notte, tra i vicoli deserti del ghetto e i suoi sampietrini sghembi e mi lasciavo dietro la Sinagoga illuminata a giorno e nelle orecchie mi risuonava quella canzone in un loop infinito che impiccava le mie nostalgie, ho iniziato a smentire ciò che io volevo che quella canzone dicesse e ipotizzare che dicesse che solo Dio sa what I’ve been without you (inspiegabilità dell’essere stato e presenza di lei nel momento). Ma in realtà, sapete bene, fans di vecchia data dei Beach Boys di fronte ai quali io, giovane neofita, non sono che un pulcino, che anche questa interpretazione non era altro che una proiezione dei miei desideri di ricongiungimento e saturazione dolce delle ferite, desideri che immaginavo proprio così, con ferite da leccare dolcemente immersi nell’aurea di miele di quella musica. E sappiate che il giorno dopo quel giorno dopo, dopo averla incontrata l’ennesima volta e per l’ennesima volta essermi fatto sbattere in faccia l’ineluttabilità della perdita e le dinamiche devastanti per entrambi ad essa legate, ho ostinatamente rimesso nelle orecchie quella canzone che non riesci a capire come faccia ad essere così bella e mi sembrava che il cantante avesse di nuovo modificato il testo e dicesse che solo Dio sa what I’ll be without you (non consapevolezza di ciò che sarà e definitiva perdita di lei, però ancora dietro l’angolo).
E da allora è passato più di un anno, anche se sembra ieri, e io solo oggi ho avuto il coraggio di ascoltare di nuovo quella canzone e cercare il testo e scoprire finalmente che quel verbo essere che il cantante in collaborazione con la mia schizofrenia aveva giostrato a suo piacimento modificandolo addirittura in sentire, in sensazioni, era usato al condizionale presente, che solo Dio sa what I’d be without you (inspiegabilità dell’essere privato di lei in quel momento ben presente e ben lontano dall’andarsene, se si è stati capaci di donarle una melodia così celestiale e immacolata da qualsiasi bruttezza), e ho capito che se allora edificavo interpretazioni così diverse, flagellandomi l’anima di notte e fuggendo dal lavoro e andando al lavoro perdendola per sempre, era solo perché non potevo accettare che quella canzone, troppo bella per essere vera, non riguardasse quello che stavo vivendo.
Volevo che quella canzone dicesse proprio che solo Dio aveva gli strumenti necessari per capire quello che sentivo, e quello che sono stato nell’isolamento spinto di quei mesi, e quello che sarei stato senza di lei e senza il fantasma di lei con cui avevo a lungo camminato per sopravvivere, per sempre.
Volevo che quella canzone dicesse tutto questo, e solo per me lo ha fatto, facendomi sprofondare in quel suono divino e catartico capace di guarire ogni cosa tranne il mio dolore, ma non le porto rancore per questo, che solo Dio avrebbe potuto guarirmi. Solo Dio o solo lei, se io fossi stato capace di guarirla da malato.
God Only Knows era talmente bella che non riuscivo neanche a capire perché.
God Only Knows è troppo bella per essere vera.
Riccardo Iori
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