Leggi scritto




Autore: b.e.a.

Ma non c'è niente
Aggiungi questo scritto ai tuoi preferiti

Abstract: A Lucio Battisti

Riferimento: Lucio Battisti


Condividi su Twitter

Guardo le mie mani per vedere se invecchiano. Ho già una ruga in mezzo alla fronte; ho valutato molto, ho sbattuto le porte, ho tagliato i ponti, per averla. Mi trucco gli occhi, perché si veda meno la notte andata, visto che è andata. Ma è un gran problema il tempo, il tempo che passa, il tempo che non passa. Fosse per me, non aspetterei nemmeno un momento. Fosse per me, aspetterei. Vorrei un’eternità veloce. Mi vedo mentre mi aggrappo in un ghiaccio e scivolo comunque, verso una fine qualsiasi. Ma la pazienza imposta è il silenzio mentre mi metto la sciarpa e non lo so dove stia andando. Forse fuori. Fuori c’è qualcosa, credo.








Io ti porto con me; in qualche modo che non mi spiego, ti ho nel cuore da quando nessuno mi aveva detto che si moriva sul serio. E allora prendevo la bicicletta e andavo in mezzo alla campagna e fra i casolari abbandonati, a guardare. Sollevavo le pietre da terra, fuggivo dalle api con gli occhi lucidi di paura, il cuore mi premeva la gola, piantavo i piedi sui pedali e tendevo le gambe finché non mi facevano male i polpacci. Non finiva mai. Arrivavo fino al macero e lì saliva l’odore dell’acqua. Sudavo e respiravo veloce. Tu eri con me, ti cantavo nella mente, stando attenta alle ortiche. Mi sei diventato caro in mezzo al bosco, mentre cercavo i rami giusti, quelli adatti a rovistare fra le foglie e ad appoggiarsi. Credevo che per andare nel bosco, servisse un bastone… A volte lo credo ancora. Invece, forse, serviva solo un po’ di tempo e di coraggio.







È stato mio padre ad accendere la radio con te che cantavi come un ragazzo. Non parlavo con mio padre, durante il viaggio in macchina, verso la campagna. Volevo imparare in fretta le parole, per poi cantarle al ritorno e coprire quel silenzio.







Negli anni, ho continuato a cercarti, per riposarmi dal tempo. Mi faceva rabbia chi diceva che non avevi una bella voce, volevo proteggerti. Sentivo di capirti. Tu, del resto, immaginavi che da qualche parte al mondo ci fossi anch’io, il nulla. Credevo che nessuno avrebbe mai potuto amare la tua musica quanto me, che l’avevo portata nel bosco.








Non ho mai pensato che tu potessi passare, finire. Eri lì e non c’eri mai stato. Come avresti potuto?! Eri superiore anche a tutto quel tempo che si porta la gente sulle mani.








Ma se potessi parlarti, non ti direi queste cose. Non ho niente da dirti, niente di razionale. Io ti ho sempre conosciuto, anche se tu non sapevi niente, forse questo ti direi alla fine.
E che invecchio anch’io, il futuro come hai visto è un silenzio. Poca musica. Mi tendo e non muovo nemmeno la testa per non fare rumore. Là c’è un punto infinito. Ho paura, ma penso che se ce l’ hai fatta tu, magari anch’io, che non valgo niente, ce la faccio a passare. Abbiamo vinto insieme le ortiche peggiori; ci fosse qualcosa fuori, adesso, un mazzo ne porterei a te.







Beatrice Zerbini



lascia un commento :: 4 commenti

stampa
Versione per Stampa

Torna

writeup Messaggi






informativa