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Autore: StopTalkingPlease
Ma cosa vuoi che sia un giubbotto di pelle …
Ascolta la musica:
Abstract: Ascoltando You Can't Kill Rock n'Roll... Emozioni nuov e antiche che lasciano il segno.
Riferimento: ozzy osbourne
Ma cosa vuoi che sia un giubbotto di pelle …
Li riconosci dal giubbotto.
O dalla maglietta, a manica corta anche in pieno inverno, raffigurante teschi sbrodolanti liquidi rossi, catene e altre simili paranoidi allucinazioni.
Hanno la faccia truce. Sembra, per lo meno, che ce l’abbiano: lo sguardo che ti trafigge di sotto in su è, il più delle volte, di pura indifferenza – o di minaccia, a seconda dell’interpretazione. Sempre che quello sguardo arrivi, che i proprietari di quegli occhi non siano spersi entro suoni che sentono solo loro, suoni che gli trapanano il cervello direttamente dalle cuffiette,di cui tu cogli qualche riflesso, come lo sciabordio d’un piede distratto dentro una pozzanghera.
Tu li guardi e li raffiguri a zombie vagolanti sui bordi delle strade, multiformi esseri dai capelli arruffati o a cascata, rossi, biondi o nero-pece, lunghi minimo fino alle spalle. E poi catene appese ai jeans, catene che strimpellano i loro nodi ad ogni passo mosso in avanti; catene che finiscono in fondo ai pantaloni sdruciti o collegate ai lacci delle Converse All Star che indossano tutti loro, quando smettono gli anfibi chiodati, magari perché con quarantasette gradi tanto bene i piedi non stanno.
Tu li vedi così.
E loro vedono te.
E tu non lo sai che ridono, quando passi e li guardi con un’aria sconvolta. Che il tuo sguardo penzolante tra disgusto e – ammettilo, su! – una sotterranea e inconfessabile ammirazione, è materia quotidiana per loro, ché di gente come te e degli sguardi di gente come te e dei commenti di gente come te e del sarcasmo ostile di gente come te e della puerile convinzione di aver capito tutto di loro che ha la gente come te, loro ne hanno piene le giornate.
Vanno dal medico, a scuola, a fare un acquisto, a mangiare al cinese, a fare benzina, in edicola a prendere il Corriere della Sera – sì, proprio loro -, in libreria a ordinare Dostoevskij o Paveseo Bukowski –sì, proprio loro -, si aggirano ispirati e assorti tra gli scaffali dei negozi di dischi , sotto il braccio un cd con teschi e bare assieme a un vinile di Bach e spartiti vari– sì, proprio loro - : e di gente come te, ovunque essi vadano, ne incontrano a frotte. A pacchi. E loro che fanno? Tirano dritti.
Pensano a come migliorare la velocità delle dita, perché quel diamine di sweep proprio non gli viene, accidenti.
Pensano al tema di italiano; si commuovono ripensando alla sorte di Cecilia e Alessandro Manzoni per loro non è un palloso barone della letteratura, ma un amico che ha lasciato una traccia da seguire.
Pensano che Eugenio Montale e Dylan Thomas abbiano avuto una scintilla divina, nello scrivere quei versi e … oh, cosa darebbero, per scrivere pezzi così , canzoni da arpeggiare mentre la luna spolvera brandelli di cielo e le lacrime che nessuno vede, che nessuno vedrà, in Musica si volgono e la Musica celebrano.
Sono soli, o in gruppi più o meno numerosi, più o meno rumorosi, più o meno educati e studiosi.
Hanno una fede ch’è più forte e spesso più sentita e vera di quella di tante beghine che, se in Chiesa spalancano bocche proterve in avemarie più gracchianti del treno quando frena, fuori dalla Chiesa ne rivendono un sacco e una sporta su chiunque abbia la (s)ventura di capitargli a fil di lingua. Però sono sante e timorate. Loro.
Hanno fede nella Musica e nel potere che dà all’anima. Così, la Musica- il Rock e il suo figliolo, l’heavy metal - diventa strada, pane e vita. La studiano, solfeggiando per ore passaggi che addormenterebbero pure i bradipi. La sviscerano. Ci fanno l’amore come con un’amante a lungo desiderata. La seguono, s’illudono di prenderla. La odiano, quando quei passaggi si chiudono, come le cosce di un’amante a lungo desiderata che proprio sul più bello … E continuano a seguirla, amandola sempre di più, consapevoli di averla già presa ma di non poterla possedere: perché Lei, la Musica, è così.
E poi crescono.
A mano a mano, le catene testano appese a un chiodo nel muro o alla testata del letto.
Le magliette coi teschi vengono regalate ai cugini di sedici anni che timidamente s’accostano a quel mondo di suoni, metallo, strumenti, silenzi, verità intraviste. Eredi e seguaci della ‘Fede’ nel nuovo Millennio.
I capelli s’accorciano.
Arriva il diploma, poi la laurea. Al posto dei capelli, ora, rasature militari o, più spesso,un ground zero. Per le ragazze, messe in pieghe glamour. Al posto dei giubbotti di pelle, maglioni a collo alto, giacche di sartoria e, talvolta, giacchine rosa shockingche di nero giusto l’ombra sul marciapiedi - spesso manco quella.
Però.
Basta un niente – un accordo frusciante fuori da un finestrino , la catenella che unisce tra loro le ante di un cancello dalla serratura rotta, il nero lucente di una chitarra acustica appesa in primo piano nella vetrina di un negozio musicale – per sentire dentro quel … quella … Vibrazione.
E poi.
La maggioranza di loro lo fa quasi di nascosto, ma ancora suona un’air guitar - quando sa di non essere visto o vista - e sogna di incontrare Jimi e di conoscere Ozzy o James o Dave o Lita – scusa, i cognomi : Hendrix, Osbourne, Hetfield, Ford - .
La maggioranza di loro, insieme a De Gregori e Nelly Furtado, ha nel porta – cd le rovinatissime custodiedi Master Of Puppets o di Pump o di The Number Of The Beast.
La maggioranza di loro, a dir la verità, colori come il marrone – sahara, il grigio topo, il rosa shocking li indossa poco e predilige comunque il nero.
E quando incontra, lungo la strada, uno specchio di se stesso con qualche anno di meno, con lo sguardo – quello sguardo - che sembra truce e la testa persa in suoni lontani rilasciati dalle cuffiette nascoste dell’i – pod, avrebbe voglia di chiedergli cosa stia ascoltando e raccontarsi un po’; sentire che il tempo è rimasto lì, che l’asse s’è bloccata, che le giacche eleganti e i capelli glamour sono un incubo appartenente ad altri, che non l’air guitar ma una vera Gibson, anzi, osiamo : una Les Paul – e se non sai cosa sia, vatti a documentare.
Perché :
mentre sono in cucina e preparano una crostata,
Mentre sono in officina e smontano un motore guasto,
Mentre sono in tribunale e il cliente chiede non la luna, ma tutta la galassia,
Mentre sono in una classe e la loro lezione interessa solo almuro,
Mentre sono in ospedale e il paziente si riprenderà grazie alle loro mani,
Mentre sono per strada e la gente avrà giardini curati e fioriti grazie alla loro vanga, ai loro semi, ai loro rastrelli,
mentre sono quello che mai avresti potuto supporre:
sono ancora e per sempre Metallari - con le catene e le magliette, quelli accusati di satanismo, di essere strani, di essere fuori; quelli confusi coi dark e coi punk, quelli che il cervello se lo sono elettrizzato con le chitarre e i decibel sparati a mille; quelli che ‘ è meglio che non c’hai niente a che fare’; quelli che ‘nella vita non faranno mai un cazzo di buono’; quelli che ‘pensano che quel loro rumore sia musica’; che la notte vale come il giorno; che puzzano di cadavere, che mangiano cadaveri, che sono cadaveri… - , che lavorano e fanno figli che sanno educare, che hanno fatto della loro passione uno stimolo e un viatico per costruirsi una vita degna di essere vissuta, che non rinnegano un’adolescenza da metal lovers e che ora, checché tu ne dica, ai concerti heavy metal ci vanno coi figli. Figli cui hanno trasmesso l’heavy metal nel DNA, cui cantano ‘One’ o ‘Unforgiven’ dei Metallica per farli addormentare, cui hanno insegnato il rispetto per ogni persona e che vestirsi ‘strani’ o ascoltare musica ‘strana’ non significa essere ‘strani’, ma solo diversi da quel che sono abituati a vedere.
Loro tengono la Fede viva, mentre pregano un Dio che con loro ha sempre sorriso – perché anche Dio è rock, se non lo sapevi – e ancora piangono per un assolo epico, invidiano chi vola sulle corde di una chitarra, prenotano il biglietto – in tribuna, non nel parterre – per il concerto degli Iron Maiden, invitano a cena i colleghi.
Diffondono la Musica heavy tra le amiche che pensavano che la Musica fosse quella delle giostrine del Luna Park o di qualche improvvisato purulento cantantello che una nota non la sa scrivere; mentre preparano la cena, ballano al ritmo di Ride the Lightning con la nipotina in braccio – nipotina che dice : ‘mi piase la Metaica’ - .
Lavano la macchina nuova mentre dalla radio esce ‘Can I play with madness’ e pensano che Bruce c’avrà sì la panza, ma … wow.
Hanno trenta, quaranta, cinquanta anni. Un conto in banca. Pagano le tasse. Fanno fare la Comunione ai figli. Si iscrivono ad enti di volontariato. Scrivono libri - ché, dopo averne letti a centinaia, scrivere viene naturale come bere un sorso d’acqua quando la gola è riarsa, come battere un piede a tempo se la Musica parla all’anima, come riempirsi i polmoni d’aria in cima a una montagna.
E quando incontrano qualcuno come loro, che tiene viva la Fede a prescindere da tutto : la luce negli occhi è un faro che esplode nel grigio del tempo e di un quotidiano talora avvilente.
Ecco.
Tu credi di conoscerli.
Loro non credono, sanno di conoscerti.
Tu prosegui per la tua strada, che loro, i Metallari senza età, sanno, da sempre, chi sono, chi devono ringraziare, chi devono evitare, con chi raccontarsi e quanto.
Tirano dritti, vestiti con le facce e le chiazze che il tempo e lo sfacelo di sogni infranti cuciono addosso alla loro anima.
Ma il cuore no, quello resta lo stesso.
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