Sommario

L'Editoriale
N.40 Gennaio 2009
• La foto di copertina
Gli scritti dei WriteUppers
Gli scritti di questo numero
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Nell’estate del 1976 Londra fu attraversata da un’ondata di calore di quelle che non si dimenticano. L’erba ingialliva nella città e la siccità scopriva le nefandezze odorose dei quartieri periferici o di certe periferie di centro…
La cosa divertì gli inglesi per un po’. Più gite , più bagni, aiutarono molti di loro a passare il tempo. Infatti, visto che mai il tasso di disoccupazione era stato così alto dal dopoguerra, c’era molta gente a spasso. La cosa più triste doveva essere stata quella di vedere i parchi cittadini assumere l’aspetto sconsolante color paglia! In questo desolante squallore di decadenza economica e ambientale fecero la loro comparsa i punk. Il termine era stato preso da una giornalista in prestito da una rivista underground americana, “Punk” appunto, ma il genere non aveva assolutamente niente a che fare con l’America. In quella estate torrida, in Londra, il movimento nuovo e irriverente, per dirla compassatamente all’inglese, aveva già i suoi caposcuola, i Sex Pistols, i Clash, il suo look, il suo ballo, il pogo. Così diversi dal Rock progressivo, ormai al tramonto, gli artisti punk non facevano nulla per piacere al pubblico. Per diventare famosi, tuttavia, dovettero ringraziare un popolare programma televisivo dove andarono a sostituire, all’ultimo momento, i Queen, indisponibili. La sostituzione era stata organizzata dalla loro casa discografica la EMI, la stessa dei Queen. Il programma si chiamava Today e andava in onda alle sei di pomeriggio, poco prima che le famiglie si sedessero per la cena. Durante la registrazione la situazione sfuggì di mano al conduttore, colpevole di avere chiesto ai Pistols se le 40.000 sterline anticipate dalla EMI non stridevano con lo spirito anarchico del punk. Insomma le cose precipitarono e per la prima volta parole come “merda” e “cazzo” fecero la loro sconvolgente apparizione nella televisione inglese. Pensate che per eccesso di indignazione un tizio reagì distruggendo il suo apparecchio di casa. Il day-after fu all’insegna dell’assalto della stampa nazionale che registrava lo scandalo nelle prime pagine.
Alla EMI, intanto, i sorrisi a trentasei denti si sprecavano. Il furore mediatico sarebbe stata, manco a farlo apposta, un’ottima pubblicità per l’uscita di “Anarchy in the UK” e per l’imminente tuor dei Pistols con i Clash!
Invece non andò così. Almeno per quel momento, i Pistols, causa la cattiva fama, fecero pochissime apparizioni dal vivo, poiché molti degli organizzatori annullarono le date, e le vendite del disco aumentarono sì, ma solo lievemente. Molti negozianti si rifiutavano di vendere il disco e ci furono persino dei problemi di produzione del disco, le signore che lavoravano nella fabbrica della EMI si rifiutavano di toccare quella robaccia!!!
Così, mentre dovrei scrivere qualcosa sulla musica della malinconia, complice un bel libro che ho sulla scrivania ( Anni 70, la musica, le idee, i miti – di Howard Sounes), mi viene la malinconia della musica, quella musica che suscitava così tanto imbarazzo, capace di portare provocazioni e idee nuove tali da far gridare al lupo al lupo ai benpensanti. Mi viene da rimpiangerla in tempi in cui è così difficile ascoltare voci fuori dal coro e forse non perché non ce ne siano in giro.
Intanto però la musica ha anche la sua dimensione intima (è forse in questa dimensione che oggi avvengono i più forti sconvolgimenti?) e il brano di Alfredo né da un saggio. Alfredo è anche l’ispiratore del Tema e ne scrive con maestria.
Se rimarrete sospesi in un sentimento di struggente coinvolgimento leggendo il testo di Sweetmelody, non preoccupatevi… quello scritto, da solo, dà la dimensione della musica della malinconia!