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Writeup n° 45
L'Editoriale


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“La meglio gioventł”

La meglio gioventù

L'editoriale di questo numero si potrebbe definire “anagrafico”, nel senso che risente molto dell'età e dell'anno di nascita di chiunque lo scriva. Nella specie, la mia è la generazione degli anni Ottanta, ma, ironizzando, mi permetto di dire spesso che ho sbagliato tempo, sentendomi figlia degli anni Sessanta. Così da giovanissima ho trascorso parte del mio tempo a chiedere alla natura: “Perchè non rendi poi, quel che prometti allor?”. Ma per chi rimpiange un tempo passato, “allor” non può significare il momento della nascita, perchè rispetto a quello non può esserci tradimento. Nel mio caso, sono stati quei maledetti anni Sessanta a colpire alle spalle: quegli anni per anni raccontatimi. Gli anni in cui i nonni erano solo adulti; in cui i divorzi non esistevano; in cui abbandonare o tradire il proprio  compagno di vita era, per lo meno, ancora un'infamia; in cui il dolore aveva pudore e il pudore aveva un colore che colorava le guance: il rosso! Ecco, se i Sessanta non fossero esistiti, gli Ottanta non mi avrebbero tradita. Perchè nessuna promessa sarebbe stata infranta. E invece è stato come cercare un tempo che non c'era, il che è quasi come chiamare qualcosa con un altro nome. E – non per contraddire Shakespeare – non tutte le cose profumano lo stesso, se le chiami in altro modo.

Eppure, nonostante l' “oggettività” di certi tempi, determinati periodi di vita rimangono - fortunatamente – assolutamente soggettivi. E, certamente, sono stati in molti ad amare gli anni Novanta e il nuovo secolo: anni ricchi di opportunità e di esperienze prima inimmaginabili, anni più sensibili alla libertà sessuale e a quella estetica, anni in cui molto spesso si può dire “ Ho scelto”.

Sta di fatto, però, che qualche tempo fa il Ministero ha trasmesso uno spot per il sociale, secondo il quale il disagio adolescenziale si può sconfiggere. Da un lato, la presa di coscienza di una generazione che soffre: la più giovane di tutte. Dall'altra, l'orrore: la modernità ha trasformato la beata giovinezza in malattia. E così viene trattata, come se fosse un cancro, di cui la gente potrebbe finanziare le cure. Inerte di fronte al fatto che qualcosa di meraviglioso è divenuto fonte di sofferenza. Una tragedia; ma anche un mito che muore. Si pensi a Dorian Gray, dannatosi per non invecchiare! O a Narciso, dotato e non certo “malato” digioventù.

Uno spot del genere avrebbe potuto far comodo solo ad un pessimista. Vedi Leopardi. Chissà, magari a Recanati non lo avrebbero più considerato un folle, ma solo un degente, ammalato non tanto di scoliosi, ma – ahimè – anche lui di non beata gioventù! Anche se, il vero dramma di un tempo difficile non consiste tanto nel suo intrinseco dolore, quanto nel rendersi conto che anche gli anni  infelici t'invecchiano.

Un filo firetto che si rapporta con il tempo non può non comportare un viaggio generazionale anche per Writeup. Così agli scritti del mese, ne associamo alcuni del 2007, che pongono diversi decenni a confronto: dal più “adulto” Alfredo (doppiamente pubblicato), agli anni Settanta di Ben Crood e agli anni Ottanta di Antea. Tre scritti molto diversi: un incontro, la descrizione di una generazione e un racconto. Da cui si intuisce - col senno di poi - che in fondo, nonostante le sue pecche, ogni generazione sembra quella giusta.

Andando a ritroso, inoltre, emerge piacevolmente che anche Writeup ha avuto una sorta di prima gioventù, fatta di coloro che per primi vi hanno scritto, a cui gli altri writeupper si sono aggiunti indispensabilmente. Le radici - si sa -  contengono sempre qualcosa di nostalgico, ma soprattutto quella sensazione unica che non sarà più come prima. Ma forse è solo un modo un po' egocentrico per sentirsi parte di un tempo speciale, del quale si diventa profondamente gelosi. Così – come ogni uomo – anche Writeup si augura che la sua “meglio gioventù” debba ancora arrivare...

 

Antonia Arrabito