Sommario
writeup.it n.3
• writeup.it n.3 marzo 2005
L'Editoriale#1
• L'Editoriale
Gli Ospiti#2
• 1#Giulia Blasi
• 2#Violetta Bellocchio
• 3#Chiara Papaccio
• 4#Stefano Solventi
• 5#Barbara Tomasino
Scritto negli astri#3
• Groupies, Divine e Sfascia-Alberghi
Sottotrame#4
• Le Groupie
Archeocritica#5
• Intro
• The Cult of Ray
• PGR
I readuppers#6
• I readuppers
Lonlain#7
• Lonlain #2
Concorso Writeup.it #8
• 1° PREMIO LETTERARIO WRITEUP.IT
Gli scritti dei WriteUppers
Gli scritti di questo numero
La Rivista di questo mese
online il 15 di ogni mese: i migliori tra gli scritti inviati alla Community; una rivista a cui potete direttamente partecipare!
Lei come lei
La bambina, all’improvviso, allenta la presa sul sacchetto delle biglie, che cade e fa un piccolo, comico rimbalzo. Lascia che il contenuto colorato rotoli a terra e riveli oltre alle palline di vetro anche una lancia medioevale dei Playmobil, la testa gialla di un omino Lego e due tappi dei succhi Valfrutta, di quelli che hanno su stampate le bandiere dei paesi del mondo. Per pura praticità, lei conserva insieme tutte le cose piccole. Ma al momento alla bambina non interessano più le cose piccole che di solito i bimbi piccoli provano ad ingoiare – la bambina ha un appuntamento importante. Percorre all’indietro il vialetto, supera volando la campana disegnata col gesso bianco che normalmente non si azzarderebbe a calpestare quando non si sta giocando (ma ora non gliene importa), non frena nemmeno entrando in casa ed è come se corresse per salvarsi la vita: è la stessa cocciuta determinazione di chi fugge dai propri nemici. La lingua stretta in un angolo della bocca, spera di non dover cercare la chiavetta che sblocca l’accensione del televisore, ma no, ecco: papà deve averlo guardato per ultimo, e lui non la stacca mai dopo, con le sue manone ha paura di romperla. Lo schermo è pigro ad accendersi e la bambina ha già assunto la posizione: a gambe incrociate sul tappeto. Anche se dovrebbe sedere sul divano, lei vuole stare più vicina, come se fosse possibile entrare nelle storie che arrivano da dentro la tv. Ecco che arriva: comincia Discoring. La bambina è qui per i Kiss. Le piace la lingua svolazzante di Gene Simmons, e poi Peter Criss è truccato da gatto, e lei adora i gatti. Ha corso per vedere I Was Made For Loving You, e possibilmente Simmons che suona uno strumento che ha la forma di un’ascia. Immagina che sia un mostro terribile ma in fondo un po’ buono, se le permettono di vederlo in tv. Forse serve da buon esempio? Attenta, se sei cattiva diventi come lui! La bambina non lo sa, ma si sistema le pieghe della gonna plissettata per essere pronta quando arriverà. Solo che non arriva: e al posto suo invece c’è una strana ragazza con una tuta stretta stretta, come una calzamaglia anche per le braccia, e gli occhi cerchiati scuri dal kajal. Una strana ragazza spettinata che a volte invece di cantare urla e ulula una parola che sembra Babbuccia, e la bambina riderebbe a crepapelle solo per questo, se non fosse per il fatto che è terrorizzata. La paura la blocca sul tappeto, a bocca aperta e occhi spalancati, e se fosse una paura di tipo normale lei sarebbe già uscita a schizzo dal salotto dimenticando di spegnere la televisione. Ma non è una paura normale questa, e dentro di lei ci sono così tante emozioni che si sommano e si sottraggono fino a costruire un piccolo edificio, piccolo come il suo metro e dieci ma incredibilmente complicato, dislivelli e piani sfalsati di fascinazione che incontrano eccitazione che si incrociano con il terrore puro, l’incoscienza e l’innocenza che si srotolano in direzioni opposte, una va su all’infinito, l’altra scende. La ragazza con gli occhi sbarrati e il contrabbasso è così vicina, è una sirena. La bambina non riesce a staccarle gli occhi di dosso e sa e non sa cosa c’è di diverso dal fascino che su di lei esercitano il make-up dei Kiss come il falsetto impossibile di Freddie Mercury: è la prima volta che vede una donna cantare. Cantare come i maschi, senza compostezza, senza risparmiarsi. Cantare in maniera selvaggia, non chiusa in un bel vestito e un bel trucco, non educata od elegante come Stefania Rotolo o Mina o Raffaella Carrà - le signore che la tv le permette di vedere sono normali, assomigliano a mamma, assomigliano alle sue amiche, vestono come loro e non fanno nessuno sforzo quando le note lasciano la loro gola. Nel loro mondo tutto scivola semplice e luminoso. Ci sono le luci degli studi televisivi che le fanno brillare, e non esiste mai ombra. Sono rassicuranti. Consolano, blandiscono, ammiccano. Kate Bush invece è una minaccia. Potrebbe ucciderti con il suono della sua voce (e qualche anno dopo lo farà). Nel suo mondo è tutto liquido, uterino. Un mondo in cui si rompono vetri e nessuno ti sgrida, e nessuno corre a pulire per paura che tu ti faccia male. Seducente, ma in maniera diversa ed esotica, Kate Bush è una banshee o un’aliena che grida per annunciare la provocazione più grande: io sono qui, non rimarrò nascosta. La voce è la scia di una meteora che cade sulla Terra. Canta come chi viene al mondo. E viene al mondo anche la bambina, che realizza che qualcosa di meraviglioso è capitato. La ragazza arrabbiata è il suo segreto, e non ne parlerà agli amichetti, né a mamma e papà. La casa si fa più silenziosa del solito quando la canzone finisce, e la bambina può sentire rimbombare nelle orecchie il battito violentemente felice del proprio cuore. È la prima volta che si innamora di una possibilità, che cade stordita da una scelta. E la scelta è stata già fatta. Ora che sa che si può, vuole diventare come l’immagine oltraggiosa di femminilità che la tv le ha sparato in faccia. In un pomeriggio perduto del 1980.
Chiara Papaccio
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